CONTEXTUS in blog Prospettive

Dopo la Libia… arrivano i barbari, di nuovo

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  Gruppo RAR  
 (Richiedenti Asilo e Rifugiati Roma) 

Siamo un gruppo di richiedenti asilo e rifugiati. Veniamo dalla Guinea, dal Togo, dalla Costa d’Avorio, dal Senegal, dall’Eritrea, dall’Afghanistan, da tutto il mondo. In questi giorni abbiamo gli occhi attaccati alle immagini dell’Egitto, della Tunisia, della Libia in fiamme. Qualcuno lo chiama “vento di libertà” e noi che siamo rifugiati in Italia ci sentiamo chiamati in causa.
Cresce la rabbia insieme alla speranza. La speranza che questo vento di libertà arrivi fino a noi, più su e ben più giù dei Paesi maghrebini risvegliati. Più su in Italia, dove si dice che viviamo tutti in democrazia. Che significa democrazia? Rischia di essere una parola ambigua finché non si capisce chi è il popolo oggi, e cosa può e non può decidere.

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La proposta di un percorso di formazione per lavorare con la migrazione e la diversità

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scuola-etnopsi
 Intervista di CONTEXTUS a Natale Losi 
 Direttore della scuola Etno-Sistemico-Narrativa   

 

In cosa consiste l'approccio etno-sistemico-narrativo nell'offerta formativa che state lanciando in Italia?

L'approccio della scuola si chiama etno-sistemico-narrativo perchè utilizza i termini che indicano le tre principali radici teoriche di riferimento: l'etnopsichiatria, la lettura sistemica dei fenomeni sociali, psicologici e relazionali che costituiscono la vita delle persone e quella narrativa, per sottolineare l'importanza della narrazione delle storie individuali nel produrre disagio o benessere nel corso della vita delle persone. 

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Semi di cola

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Narrazione finzione silenzio
nel gruppo di auto mutuo aiuto di Laboratorio 53 onlus

 di Monica Serrano 
  Laboratorio 53 

Non è la prima volta che alla domanda "Cos'è che fate quando incontrate i richiedenti asilo alla Città dell'utopia?" non riusciamo a trovare una risposta chiara. Partendo da me, è lo stesso lieve imbarazzo che provo quando mi si chiede "cosa fai quando fai filosofia?", nonostante la filosofia e l'accoglienza abbiano da quasi dieci anni un tempo e un luogo fondamentale nella mia vita. Non posso dire di non averci pensato, ho provato mille volte a rispondere e la risposta cambia nel tempo.

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AL KHERBA o dell’essere ospitati

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 di Monica Serrano 
 Laboratorio 53
 
 

Voglio iniziare con una presentazione difficile, la mia. Se andiamo per titoli è presto fatto: sono dottore di ricerca in filosofia. Ma se entriamo in una scena delicata, quella del faccia a faccia con uno straniero richiedente asilo in Italia, iniziano i dubbi, perché in realtà non sono un dottore, visto che non curo nessun corpo, e neanche una filosofa, per lo strano imbarazzo che abbiamo noi studiosi di filosofia con questa parola che ci riguarda.

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Rifugiati. Fare e disfare il ruolo di vittima

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 di Ivan Mei 
 Laboratorio 53 

Entrando in contatto con i migranti forzati noi abitiamo un luogo delicatissimo della relazione sociale: possiamo accogliere, dare parola all’altro o possiamo riattualizzare la violenza. Questo diventa ancora più vero se si parte dal presupposto che il potere non entra in gioco solamente nella produzione della sofferenza ma anche nella sua gestione sociale e nella sua presa in carico

Le persone che incontriamo tutti i giorni vivono spesso in una condizione di passività relazionale che, oltre che a coincidere con le inevitabili difficoltà del primo periodo di esilio, sono anche, e in modo altrettanto violento, alimentate dalle pratiche e dalle narrazioni di tutto il discorso umanitario contemporaneo (Mesnard, 2004) che, sulla base della definizione universalistica ed individualista del soggetto, concede lo status di rifugiato solo a coloro che rientrano nella condizione prerequisita di “vittima”.

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Prendersi cura delle vittime di tortura - Punti di resistenza e modalità d’accoglienza

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 Martino Volpatti, Monica Serrano 
 Laboratorio 53 
   

Oggi la tortura torna a occupare lo spazio pubblico, se ne urla lo scandalo o se ne cerca una giustificazione. Cos’è la tortura? Presentiamo di seguito due nozioni fondamentali sulle quali si innesta e agisce la pratica della tortura: identità e testimonianza.

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Il migrante ci aiuta a pensare il mondo (e la clinica) - Fare anima nell’epoca della ‘nuda vita’

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 Fabrice Olivier Dubosc 
 Didatta scuola di Psicoterapia etno-sistemico-narrativa Roma   
 Vice-presidente Interculture International Foundation 

  

Siamo abituati a pensare la conoscenza come possibilità di conoscere tutto – e a partire da una frammentazione specialistica dei saperi. Approcci più sistemici propongono invece una visione centrata sull’interdipendenza dei fenomeni e sulla circolarità dei processi inseriti in una loro relatività contestuale che già Bateson ci insegnava a esplorare alle ricerca di pattern relazionali  e relativi a un dato contesto, dimensione che oggi Raimon Panikkar ci ha insegnato a non confondere con un qualunquismo etico che deprime le aspirazioni.

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Il cinema e l’immagine dello straniero

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 Lidia Tarantini 
 Psicoterapeuta - Presidente Associazione ETNA 
 Presidente  Capalbioart 

La  parola “straniero” è una di quelle parole che più di altre si presta a coagulare infinite fantasie, proiezioni, echi, rimandi di segno spesso opposto, e ultimamente, grazie anche ad una sapiente regia politica, questo termine sta cambiando di segno nell’immaginario collettivo: in passato avevamo sempre pensato di essere uno dei paesi europei meno razzisti, più accoglienti, un paese nel quale lo straniero, non ancora migrante, è vero, era però sempre visto con curiosità, rispetto, e a volte anche con un leggero sentimento di servile inferiorità da parte nostra.

Ultimamente le cose stanno cambiando e stiamo diventando un paese sempre più xenofobo. Cosa ha prodotto questa  vistosa inversione di tendenza?

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Ripensare alla vulnerabilità nei suoi contesti

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 Natale Losi 
 Comitato Scientifico CONTEXTUS 
 Direttore della Scuola di Psicoterapia Etno-Sistemico-Narrativa di Roma 

L'idea, il principio, per cui ci siano Paesi, comunità di individui "forti", che si occupino dei loro simili meno fortunati e più "vulnerabili", non può essere che accolta favorevolmente. Passando da quest'idea generale al nostro particolare, al nostro "contesto", al nostro compito costituzionale di cittadini attenti e partecipi,  ancor più dovuto in quanto "operatori umanitari", vorremmo discutere come essa si applichi alle situazioni in cui la possiamo verificare.

Una delle occasioni che ci sono state date è proprio il programma "Contextus". Come recita una definizione riportata in altra parte del sito, contesto significa: "tessuto, intreccio di fili”.

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