Cittadinanza

La cittadinanza non è un diritto, bensì uno status, ossia una condizione - i cui criteri sono stabiliti dal legislatore - dalla quale dipende l’attribuzione di diritti.

La cittadinanza significa nazionalità, ossia appartenenza alla comunità nazionale.
I criteri in base ai quali la cittadinanza viene attribuita dal legislatore sono due: 1. lo jus soli, ossia la cittadinanza che dipende dall’esser nato nel territorio di un paese e 2. lo jus sanguinis, ossia la cittadinanza che dipende dal discendere da genitori cittadini di una nazione.
In Italia la cittadinanza viene attribuita in base allo jus sanguinis, ossia in base alla discendenza da genitori che siano cittadini italiani (art. 1, Legge 5 febbraio 1992, n.91 – Nuove norme sulla cittadinanza: “E’ cittadino per nascita: a) il figlio di padre o di madre cittadini…”).

Il riconoscimento della cittadinanza comporta l’attribuzione di diritti: diritti civili e diritti politici.
Tra i diritti civili compaiono, nella costituzione italiana,  gli artt. 16 (“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente”), 17 (“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente”), 18 (“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente”).
Tuttavia non vi sono ragioni per cui i diritti alla libertà di circolazione, di riunione e di associazione debbano essere riservati ai soli cittadini e non debbano invece essere estesi ad ogni individuo: essi debbono essere infatti considerati diritti di ogni essere umano e non dei soli cittadini.

La cittadinanza, intesa come nazionalità, ossia come condizione per essere membro di una nazione, rappresenta una grave forma di esclusione dall’appartenenza ad una comunità politica, in quanto la nazione viene concepita in termini etnici e naturalistici. In breve: la concezione della cittadinanza come nazionalità pone la nazione al fondamento della democrazia ed esclude gli stranieri, in quanto non-nazionali.
Al contrario: al fondamento della democrazia vi deve essere la costituzione e non la nazione intesa in senso etnico.
Porre la costituzione con fondamento della democrazia comporta necessariamente l’assunzione dello jus soli, ossia la nascita nel territorio di uno Stato, come criterio per l’attribuzione della cittadinanza.

La legge italiana sulla cittadinanza del 1992 pone invece il criterio dello jus sanguinis come fondamento della cittadinanza e discrimina inoltre tra cittadini degli Stati membri delle Comunità europee, ai quali la cittadinanza può essere concessa per naturalizzazione dopo quattro anni, e gli “stranieri” extra-comunitari, ai quali la cittadinanza può essere concessa per naturalizzazione dopo dieci anni.

(Gustavo Gozzi)

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