Integrazione

Con il concetto di integrazione si intendono due accezioni:

l’integrazione etico-culturale, che corrisponde al diritto di ogni individuo al rispetto della propria identità culturale (lingua, tradizioni, religione). Questa integrazione comprende anche il diritto di trasmettere ed educare i propri figli nell’ambito delle  proprie tradizioni.

Il riconoscimento dell’integrazione etico-culturale deve avvenire anche nel diritto, mediante l’attribuzione di “libertà speciali” (come, ad es., il rispetto dell’abbigliamento, di abitudini alimentari, di tradizioni religiose ecc.).(In tal senso si esprime anche il General Comment 23 dell’8/04/94 all’art. 27 (The rights of minorities) del Patto internazionale del 1966 sui diritti civili e politici)
Ma questa integrazione non esclude la possibilità di criticare e respingere il sistema di valori e tradizioni nei quali si è stati formati, ossia la possibilità di voltar loro le spalle e di vivere con una identità scissa (J. Habermas).
Il rispetto delle tradizioni delle minoranze e il loro riconoscimento nel diritto avviene tuttavia nell’ambito dei valori costituzionali del paese ospitante. Si consideri, ad es. la legge italiana del 9 gennaio 2006, n. 7 – “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”. Tale legge vieta simili pratiche in base agli artt. 2 (sui “diritti inviolabili dell’uomo”), 3 (sulla “dignità sociale” e sull’uguaglianza senza distinzioni)  e 32 (sul diritto alla salute) della costituzione italiana.

La seconda accezione del significato di “integrazione” si riferisce all’integrazione politico-costituzionale, ossia all’accettazione, da parte di chi viene in un paese diverso dal proprio paese d’origine, dei valori della costituzione del paese ospitante.

Si potrebbe obiettare che i “valori” delle costituzioni non sono neutri, in quanto sono il frutto di una precisa storia costituzionale. Per rispondere a questa fondata obiezione, un autore tra i più attenti a questi aspetti dell’integrazione, ossia J. Habermas, ha osservato che l’obiezione è giustificata e che pertanto l’accettazione della costituzione deve intendersi non nel senso dei valori, bensì delle procedure previste dalla costituzione per realizzare i processi di formazione della volontà politica. Con questa prospettiva si intende mirare ad una concezione politica, ossia ad una idea di democrazia nella quale possano avere voce tutti i bisogni e gli interessi della società civile: la cosiddetta “democrazia deliberativa”.

(Gustavo Gozzi)

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