Contesto storico

Paesi di Origine - Afghanistan

La storia dell’Afghanistan nel XIX secolo è stata contrassegnata dai continui contrasti con i britannici la cui tensione genera una serie di guerre sanguinose. Nella prima, durata dal 1839 al 1842, la guarnigione britannica viene quasi completamente annientata mentre si ritira sul passo del Khyber per quanto gli inglesi riescano comunque a rioccupare Kabul.
Dopo alcuni conflitti locali combattuti tra il 1878 e il 1880, l'Afghanistan accetta di diventare una sorta di protettorato britannico, acconsentendo ad avere un funzionario inglese a Kabul. Tuttavia, non appena la missione diplomatica viene stanziata nella città, tutti i suoi membri vengono assassinati.

Gli inglesi decidono allora di mantenere solo il controllo degli affari esteri dell'Afghanistan e di lasciare le questioni interne alla gestione afghana. Nel 1893 l'Inghilterra traccia i confini orientali dell'Afghanistan lungo la cosiddetta Durand Line, facendo sì che molte tribù pashtun si ritrovino nel territorio dell'odierno Pakistan[1].

A partire dalla prima guerra mondiale i commerci dell'Afghanistan si orientano sempre più verso l'Unione Sovietica che fornisce al paese aiuti economici, e nel 1919 lo stato diviene indipendente.

Dal 1933 al 1973 regna l'ultimo re del paese, Mohammad Zahir Shah. Sono anni caratterizzati da una serie di riforme e dalla promulgazione della quarta Costituzione liberale che apre la strada alla nascita di movimenti popolari di ispirazione marxista (in particolare il Partito del Popolo - Khalq) e alla loro affermazione alle elezioni multipartitiche del 1965 e del 1969. Ciò nonostante negli stessi anni si registra una forte instabilità politica all’interno del paese.

La monarchia decade nel 1973 quando il re (che era un pashtun, come la maggior parte delle persone che sedevano ai vertici del potere) viene destituito mentre si trovava in Europa. Approfittando di questa situazione l’ex primo ministro, attraverso un golpe incruento, dà vita alla prima Repubblica Afghana. Tale governo non dura molto e, nel 1978, il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (PDPA), d'ispirazione marxista-leninista, rovescia il governo di Mohammed Daoud Khan e dà vita alla Repubblica Democratica dell'Afghanistan governata dal leader del partito, Taraki. Taraki avvia una serie di riforme in senso socialista tra le quali la riforma agraria e la laicizzazione forzata della società afghana. Quest’ultima prevedeva l'obbligo per gli uomini di radersi la barba e il diritto di voto e di istruzione obbligatoria per le donne insieme al divieto di indossare il burqa e di essere oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati. Queste riforme tuttavia si scontrano fortemente con le autorità religiose locali e tribali e con il clero islamico che inizia ad organizzare un’opposizione armata: i mujaheddin.

Nel 1979 Taraki viene assassinato su ordine del suo vice primo ministro Hafizullah Amin che lo sostituisce alla guida del paese. Nello stesso anno l'URSS, a seguito di un aumento delle rivolte e del conseguente rischio di destabilizzazione della zona, invade il paese.

La guerra con i mujaheddin, finanziati anche dagli Stati Uniti, è lunga e cruenta e termina con l'abbandono del paese da parte dei sovietici nel 1989.

Il regime comunista riesce a mantenere il controllo della capitale fino al 1992, anno in cui le forze di opposizione hanno il sopravvento e instaurano governi di unità nazionale basati sull’alleanza tra Pashtun e Tagichi. Nel 1992 viene proclamata la Repubblica Islamica dell'Afghanistan.

In questo contesto il fronte dei mujaheddin si dimostra molto frammentato e disunito e ciò consente, dal 1996 al 2001, la presa del potere da parte dei Talebani.

I Talebani, che godono di un largo consenso nella popolazione pashtun, instaurano un governo integralista basato su un'interpretazione fondamentalista della sharìa[2], vietando ogni diritto e ogni ruolo sociale alle donne e procedendo alla distruzione di tutti i simboli appartenenti alla cultura preislamica[3].  Ogni violazione della loro legge viene punita con ferocia.

Rimangono al potere fino al 2001 quando gli Stati Uniti, appoggiati dall'ONU, decidono di invadere l'Afghanistan dando il via all'operazione Enduring Freedom (Libertà Duratura)[4] che si poneva come obiettivo la fine del regime dei Talebani e la distruzione dei campi di addestramento e della rete di Al Qaeda. Il regime integralista viene rovesciato in poco più di un mese.

Nel 2004 si insedia al potere Hamid Karzai, ex consigliere della compagnia petrolifera statunitense Unocal e tuttora capo di stato dell'Afghanistan.

Il suo potere tuttavia non si estende al di fuori di Kabul; il resto del paese è nelle mani degli ex combattenti mujaheddin che nel 2005 si impongono come vincitori alle elezioni parlamentari.

 



[1] Ciò è causa del conflitto afghano-pakistano che si protrae da anni ed è la ragione per cui gli afghani chiamano Pashutistan parte del Pakistan.

[2] Complesso di norme giuridiche e morali che si rifanno a una rigida interpretazione del Corano

[3] Emblematica la distruzione delle statue dei Buddha.

[4] In seguito all’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001.

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