Contesto economico

L’economia del Bangladesh, nonostante la fragile e instabile situazione politica che ha caratterizzato il paese fino alla fine del 2008, dal 1996 ha fatto registrare una crescita media del PIL pari al 5/6% ogni anno.

Sebbene l’economia del Bangladesh sia trainata dal settore dei servizi, seguito da quello dell’industria, più del 60% del totale della forza lavoro è impiegata nel settore agricolo che, in termini di composizione del PIL occupa solamente il terzo posto con uno share del 11%. La produttività di questo comparto è generata dalla presenza del Gange e del Brahmaputra, due grandi fiumi che al centro del paese confluiscono nel Padma, che rendono un’ampia superficie del territorio del Bangladesh molto fertile.

Tra le maggiori produzioni agricole soggette ad esportazioni vi è il riso, di cui il Bangladesh è tra i primi cinque produttori al mondo, la iuta e il frumento.

Il Bangladesh nell’Indice Sviluppo Umano, che misura gli standard di qualità di vita, compare solamente negli ultimi posti (Lo sviluppo umano Rapporto 2007-2008).

Dalle pagine di Le Monde Diplomatique si deduce che: “i poveri in Bangladesh rappresentano i quattro quinti della popolazione, nelle strade di Dhaka si passa direttamente dai rottami dei bus ai lussuosi 4x4 climatizzati” (Le due Begum). A causa di queste condizioni di vita molte persone, specialmente quelle che vivono nelle aree rurali del paese, decidono di lasciare il Bangladesh per cercare fortuna nei paesi vicini o più frequentemente nei paesi mediorientali. Le rimesse di questi lavoratori insieme alle esportazioni di indumenti e vestiti, sono risorse essenziali per il buon funzionamento dell’economia del paese.

Un contributo significativo allo sviluppo dell’economia è venuto dalla diffusione del microcredito ad opera di Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace nel 2006, attraverso la Grameen Bank. Al fine di potenziare la crescita economica, il governo ha istituito diverse zone speciali per attrarre investimenti stranieri. Queste sono gestite dal Bangladesh Export Processing Zone Authority (Reggiani 2006, p. 823-833).

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