Contesto storico

Paesi di Origine - Costa d'Avorio

Occupata intorno al 1840 dai primi contingenti armati francesi, nel 1893 nacque la colonia della Côte D'Ivoire. Nel 1902 la colonia entrò a far parte della dell'Africa Occidentale Francese e, dopo la fine della seconda guerra mondiale, divenne Territorio dell'Unione Francese (1946): il Partito Democratico della Costa D'Avorio (PDCI), fondato nel 1947 da Félix Houphouët-Boigny, si oppose all'integrazione del paese nell'Unione, avviando il processo di emancipazione dalla madre patria che condusse, nel 1958, alla creazione della Repubblica autonoma nel quadro della Comunità franco-africana e, nel 1960, alla piena indipendenza dalla Francia, grazie a uno dei “padri” della decolonizzazione, Félix Houphouet-Boigny. Legato sia per il proprio passato politico sia per gli interessi economici alla Francia, Boigny garantì comunque al paese uno sviluppo economico di tutto rispetto, che grazie a un programma di incentivi statali sostenuti anche da Parigi porterà la Costa d’Avorio a essere il primo esportatore mondiale di cacao e il terzo di caffè. Per 20 anni l’economia del paese crebbe al vertiginoso ritmo del 10% annuo, superato solamente dai grandi produttori petroliferi del continente. Consapevole di godere di un enorme credito politico, Boigny governò con pugno di ferro, non permettendo la nascita di partiti politici né lo svolgimento di libere elezioni e trasformò Yamoussoukro, il proprio villaggio natale, nella nuova capitale. (Peace Reporter)

All’inizio degli anni ’80 però il crollo del prezzo di caffè e cacao fece sentire i suoi effetti sul paese. L’economia crollò, il debito estero triplicò e crebbe la criminalità. Ne fece le spese anche la stabilità del governo, che nel 1990 dovette affrontare le prime proteste della popolazione a cui Boigny rispose con la concessione di alcune libertà politiche, tra cui il multipartitismo.

Le prime elezioni del paese confermarono Boigny alla guida del paese contro il candidato del Fpi (Front Populaire Ivorien) Laurent Gbagbo. Il presidente morì nel 1993 e venne sostituito da Henri Konan Bédié, che riuscì a migliorare il quadro economico anche grazie a una svalutazione del 50% del franco Cfa. La repressione del dissenso, di cui fecero le spese centinaia di oppositori al regime, creò però un forte malcontento che venne sfruttato nel 1999 da un gruppo di militari con a capo il generale Robert Guei, che rovesciò Bédié e organizzò le elezioni presidenziali per l’anno successivo.

Le consultazioni del 2000 si svolsero in un’atmosfera pesantissima, caratterizzata dai tentativi di brogli compiuti da Guei e dall’esclusione di Alassane Ouattara, principale candidato dell’opposizione, escluso perché di sangue misto (uno dei suoi genitori proviene dal Burkina Faso). La decisione scatenò la rabbia dei musulmani del nord, che si scontrarono con le forze di sicurezza. Dalle urne uscì vincitore Gbagbo. (Peace Reporter)

Nel settembre 2002 parte dell’esercito si ammutinò e tentò di rovesciare il presidente. Gli scontri portano alla morte, tra gli altri, di Guei, ma Gbagbo resistette e il golpe si trasformò in una vera e propria guerra civile che spaccò il paese in due: il nord controllato dai ribelli confluiti nelle Fn (Forces Nouvelles) e il sud sotto il controllo del governo. Gli accordi di pace di Marcoussis, nel gennaio 2003, congelarono la situazione in attesa dell’approvazione di alcuni emendamenti costituzionali da parte di Gbagbo  e dell’accettazione da parte dei ribelli del programma di disarmo.

Lo stallo istituzionale paralizza tuttora il paese, mentre sul piano militare le forze leali al presidente Gbagbo hanno tenatato nel novembre 2004 di conquistare il territorio controllato dai ribelli ma senza fortuna, anche grazie all’intervento della forza di interposizione dell’ONUCI che conta 10.000 uomini tra caschi blu dell’Onu e contingenti francesi e che controlla tuttora  la zona di sicurezza al confine tra nord e sud. Il fallimento dell’operazione e la rappresaglia francese seguita alla morte di 9 soldati hanno scatenato una feroce “caccia allo straniero” per le strade di Abidjan, che ha portato alla fuga di 8.000 persone dal paese e che ha guastato irrimediabilmente i rapporti tra Gbagbo e l’Eliseo. (Peace Reporter)

Alla fine di ottobre 2006 l'Onu ha per la seconda volta prolungato i mandati di Gbagbo e del premier Charles Konan Banny.

Paesi di origine e transito

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