Orientamenti socio-culturali

Paesi di Origine - Costa d'Avorio

La popolazione odierna della Costa d'Avorio appartiene a circa 60 gruppi etnici, raggruppabili in cinque grandi ceppi accomunati da caratteristiche socio-culturali o etno-linguistiche: Akan, Voltaici o Gur, Kru, Mandé del Nord e Mandé del Sud. Gli Akan sono il gruppo etnico più consistente (42,1% della popolazione) e si trovano prevalentemente nelle regioni orientali e centrali dello stato. I gruppi principali, per quanto riguarda le regioni settentrionali, sono i Mandé del Nord (16,5% della popolazione) ed i Voltaici (17,6%). Anche se questi gruppi etnici sono originari del Nord, molte persone che vi appartengono vivono oggi nelle regioni meridionali della nazione; ad esempio, circa il 23% dei Mandé del Nord vive ad Abidjan. Nelle regioni occidentali la popolazione si divide tra i gruppi etnici dei Kru (12,7%) e dei Mandé del Sud (10%). Dagli anni quaranta, agli autoctoni del paese si sono progressivamente aggiunti  i lavoratori provenienti dal Burkina Faso, che si installarono nelle piantagioni di caffè e di cacao. Anche dopo l'abolizione del lavoro forzato la Costa d'Avorio continuò ad attrarre ondate di migranti dai paesi limitrofi. Félix Houphouët-Boigny favorì questo afflusso introducendo la legge di libera proprietà della terra, con lo slogan "the land belongs to those that develop it". Oggi gli stranieri ammontano a circa il 25% della popolazione ivoriana e appartengono principalmente al gruppo etnico dei Voltaici e dei Mandé del Nord. Di questi, circa il 50% è nato nel paese. Inoltre nel paese riscontriamo la presenza di cittadini di origine francese, inglese, spagnola, statunitense e canadese.

Nonostante il pesante deficit democratico che ha caratterizzato i suoi 43 anni di dominio, il presidente Boigny ha avuto il pregio di riuscire a tenere assieme la società ivoriana grazie al pugno di ferro ma anche ai sussidi e a un quadro economico piuttosto favorevole. (Peace Reporter)

Le prime crepe sono emerse sotto la presidenza di Bédié, il cui frequente ricorso al termine di “ivoirité” ha avuto come conseguenza la nascita di tensioni tra le varie comunità che popolano il paese: i Baoulé, di cui fa parte lo stesso Bédié, che occupano la parte centro-orientale del paese e che costituiscono il 23% della popolazione; i Bété di Gbagbo (18%), situati nell’ovest e le popolazioni musulmane del nord (40%), a cui si aggiungono anche milioni di lavoratori impiegati nelle piantagioni e provenienti dal Burkina Faso e dal Mali. Tensioni che sono sfociate nell’interdizione delle popolazioni di sangue misto dall’accesso alle cariche politiche, una questione non ancora risolta e che ha contribuito a scatenare la guerra civile. (Peace Reporter)

Il conflitto ha poi avuto inevitabili conseguenze sulle condizioni di vita della popolazione: tutti gli indici di sviluppo umano sono negativi, la percentuale di popolazione affetta da Hiv è del 7% mentre la povertà aumenta. Una situazione estremamente drammatica per un paese che fino a 20 anni fa era uno tra i più prosperi di tutto il continente. (Peace Reporter)

Particolarmente grave è il fenomeno dei bambini soldato. Si registra la presenza di bambini soldato sia nei ranghi dei gruppi armati sia nelle zone sotto il controllo governativo che in quelle controllate dalle Forces nouvelles (FAFN) mentre non ci sono prove del coinvolgimento di minori nell’esercito regolare.  Minori sono però presenti nelle file del Front populaire ivorien (FPI), un movimento armato vicino al partito di governo formato da diversi gruppi che operano nelle zone sotto il controllo governativo. Nel 2007 l’UNICEF ha dichiarato di aver aiutato 1900 ( su un totale di 4000) bambini soldato a reinserirsi nelle loro comunità di origine, precisando però che la difficile situazione politica del paese potrebbe riconsegnare questi bambini di nuovo nelle mani dei loro aguzzini. Nel conflitto in Costa d'Avorio sono state impiegate bambine soldato come combattenti, ausiliarie nel campo e schiave sessuali. Ancora oggi, a causa della povertà e dell'emarginazione causate da anni di guerra civile, molte ragazze ancora minorenni sono costrette a prostituirsi.

Per ulteriori approfondimenti si può consultare il “Child Soldiers. Global Report 2008”

Paesi di origine e transito

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