Contesto storico

Paesi di Origine - Eritrea

L’Eritrea divenne ufficialmente colonia italiana il 1º gennaio 1890 e lo è rimasta fino alla fine della seconda guerra mondiale. Nel 1945 fu posta sotto mandato britannico e venne poi “accorpata” d’ufficio all’Etiopia dall’ONU nel 1960. Il dominio etiope non è mai stato gradito ad Asmara, soprattutto perché è stato accompagnato da alcune decisioni di politica culturale (la sostituzione dell’amarico rispetto alla locale lingua tigrina) che hanno fatto molto discutere. Nel 1960 l’annessione dell’Eritrea all’impero etiope ha scatenato una lunghissima guerra tra i due paesi, che ha provocato la morte di almeno 70.000 persone e si è conclusa solamente nel 1991, con una sostanziale vittoria eritrea. Come emerge dall'ultimo Rapporto SPRAR circa un milione di eritrei si sono allontanati dal proprio territorio durante i trenta anni di lotta per l'indipendenza nel periodo 1961-1991; la maggiorparte di loro si è rifugiata in Sudan, luogo di transizione per molti, per poi migrare verso paesi più accoglienti. Nonostante molti fossero convinti che gli eritrei sfollati sarebbero ritornati in patria, una volta raggiunta l'indipendenza dall'Etiopia all'inizio degli anni '90, la vasta maggioranza, inclusi i rifugiati in Sudan, preferì invece rimanere nei paesi ospiti. Oggi l'Eritrea ha il terzo tasso più alto di emigrazione al mondo in rapporto alla propria popolazione (Rapporto SPRAR 2008-2009).

Asmara ha organizzato un referendum tenutosi nel 1993 che, a grande maggioranza, ha sancito l’indipendenza del paese sotto la guida del presidente Issayas Afeworki eletto nello stesso anno e tuttora in carica.

La costituzione, adottata nel 1997, instaura un regime di repubblica presidenziale con parlamento monocamerale; tuttavia il processo di ratifica della carta fondamentale risulta interrotto da quando, il 28 maggio 1998, l’apertura di ostilità con l’Etiopia ha indotto il governo a proclamare lo stato di emergenza.

I confini che separano l’Eritrea dall’Etiopia non sono mai stati definiti in modo chiaro e negli anni tra il 1993 e il 1998 le tensioni sono andate aumentando fino all’esplosione del conflitto che prese il via da incidenti di frontiera a Badme nel maggio 1998. Presto gli scontri sono degenerati in una guerra vera e propria con stragi di civili in entrambe le popolazioni.

I rapporti tra Eritrea e Etiopia, secondo quanto dichiarato da Emergency, sono rimasti tesi, tanto che nel 1998 è scoppiata una nuova guerra per il possesso del territorio conosciuto come il “triangolo di Badme”. Il conflitto è durato due anni e ha portato alla morte di altre 70.000 persone, oltre a ingenti danni soprattutto all’economia del paese. Circa un milione di eritrei si sono allontanati dal proprio territorio durante i trenta anni di lotta per l'indipendenza nel periodo 1961-1991; la maggiorparte di loro si è rifugiata in Sudan, luogo di transizione per molti, per poi migrare verso paesi più accoglienti. Nonostante molti fossero convinti che gli eritrei sfollati sarebbero ritornati in patria, una volta raggiunta l'indipendenza dall'Etiopia all'inizio degli anni '90, la vasta maggioranza, inclusi i rifugiati in Sudan, preferì invece rimanere nei paesi ospiti. Oggi l'Eritrea ha il terzo tasso più alto di emigrazione al mondo in rapporto alla propria popolazione (Rapporto SPRAR 2008-2009).

La tregua firmata nel 2000 e la decisione di affidare il tracciato del confine a una Commissione Indipendente dell’ONU non ha portato i risultati sperati. L’Etiopia ha infatti rifiutato di accettare il passaggio di Badme all’Eritrea sancito dalla Commissione e neanche le recenti aperture di Addis Abeba sul problema hanno portato a risultati concreti. Il confine tra i due paesi continua a essere presidiato da più di 4.000 caschi blu dell’UNMEE[1] (la missione ONU nella zona) e al momento non sembra ci siano i margini per una seria trattativa tra le parti: l’Etiopia preme per una negoziazione mentre l’Eritrea esige lo scrupoloso rispetto delle decisioni della Commissione. Nonostante le armi tacciano da ormai 5 anni, sporadicamente si verificano scontri tra i due eserciti che si accusano a vicenda di sconfinamenti e attacchi alla popolazione civile.

Dall’autunno 2005 l’Eritrea ha cominciato a fare pressioni sulla comunità internazionale per risolvere la questione del confine: pressioni dirette in particolare contro la UNMEE, i cui movimenti di truppe sono stati drasticamente ridotti dalle autorità eritree, così come la possibilità di effettuare ricognizioni aeree. Nel febbraio 2006 Asmara si è spinta fino ad arrestare 27 impiegati dell'ONU, rilasciati dopo diverse settimane, senza fornire peraltro alcuna spiegazione.



[1] La missione UNMEE ha come obiettivi la bonifica del territorio dalle mine, l’attivazione delle comunicazioni e la sorveglianza dei confini lungo la TZS (Zona di Sicurezza Temporanea) in attesa di un accordo definitivo.

Paesi di origine e transito

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