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Sfruttamento minorile

Paesi di Origine - Ghana

Sulla base dei risultati del monitoraggio nazionale sul lavoro minorile dell’agenzia Statistical Information and Monitoring Programme on Child Labour (IPEC-SIMPOC, 2003), in Ghana sono 750.000 (circa il 27,6%) i maschi tra i 5 ed i 14 anni di età che lavorano, mentre le femmine sono 660.000 (circa il 26,3%) per un totale di 1.410.000 (il 27%) di minori che lavorano.

Lo sfruttamento minorile interessa quindi  migliaia di bambini venduti o abbandonati dalle loro stesse famiglie per poi diventare “schiavi” di pescatori privi di scrupoli che vivono in villaggi sul lago Volta, nel Ghana centro-settentrionale[1].  Questa forma di schiavitù minorile è da ricollegare alle difficoltà economiche in cui vivono le famiglie della regione del Volta, una delle zone più depresse del Paese, al confine con il Togo, che vive di piccolo commercio locale e di agricoltura di sussistenza, in prevalenza basata sulla coltivazione di mais, cassava e riso. L’area, ricca d’acqua, ha un grande potenziale agricolo ma la mancanza di un capitale d’investimento e di un’appropriata tecnologia ne limitano lo sfruttamento.

Le famiglie dedite all’agricoltura spesso non hanno abbastanza soldi per allevare tutta la prole (molti nuclei familiari sono composti da 10 o più bambini, essendo diffusa la poligamia) così alcuni bambini finiscono a lavorare nei campi o vengono venduti ai trafficanti, dato che in questa zona il commercio di bambini è ritenuta un’attività molto redditizia.

Solitamente le famiglie ricevono, in cambio dei propri figli, un equivalente che va dai 40-50 ad un massimo di 100 dollari a bambino.

I bambini che lavorano alle dipendenze dei pescatori del Lago Volta, che li comprano o direttamente dalle famiglie o dai trafficanti locali di “merce umana”, sono sottoposti ad un orario lavorativo che va dalle 12  alle 14 ore al giorno, in cui sono costretti a gettare e recuperare le pesanti reti da pesca a ritmo continuo e ad immergersi senza alcun tipo di attrezzatura nelle pericolose acque melmose del lago, o per fissare le reti al fondo o per liberarle una volta che si impigliano sul fondale. Ai bambini viene concesso un pasto una volta al giorno a base di kanke (una brodaglia a base di miglio): la maggior parte dei “piccoli schiavi” ha un’età compresa tra i 6 e i 14 anni e mentre i maschi sono costretti a lavorare nella pesca le femmine sono impiegate come cuoche e serve sui barconi.

I bambini "comprati" per essere utilizzati nel lavoro della pesca non frequentano la scuola e non ricevono nessun salario per il lavoro prestato. Risultano malnutriti e ricevono scarse cure mediche. Molti di loro non resistono e spesso muoiono di stenti o annegano nelle acque del lago cercando di recuperare le reti.

Il fenomeno dello sfruttamento minorile in Ghana va ricondotto in parte al fatto che il Paese, insieme alla Costa d'Avorio, è uno dei principali produttori mondiali di cacao e l’economia dipende ancora molto dall’esportazione di questo prodotto per la cui coltivazione risulta particolarmente accentuato lo sfruttamento minorile. La principale causa del fenomeno, secondo l’International Labour Organization, risiederebbe dunque proprio nei bassi prezzi pagati ai produttori[2]. Il fenomeno dello sfruttamento dei minori va ricercato inoltre nella realtà di un tessuto sociale composto da famiglie molto numerose (mediamente 8 membri per nucleo) in difficoltà economica che, difficilmente, sono in grado di accudire e allevare i figli fino all’adolescenza.

Dalla fine del 2003 l’International Organization for Migration (IOM) ha dichiarato di aver salvato più di 500 ragazzi tra le comunità di pescatori nella zona di Yeji, uno dei tanti villaggi sulla riva nord del lago Volta che fanno parte del Distretto di Kpando con una popolazione, a maggioranza cattolica, di circa cinquemila abitanti.

L’ IOM ha approntato programmi di reintegro (finanziati dal Bureau of Population, Refugees, and Migration – PRM, del Dipartimento di Stato statunitense) per questi bambini denominati “piccoli schiavi del pesce” che, dopo esser stati liberati e aver trascorso un periodo, variabile a seconda dei casi[3], nel centro di accoglienza di Yegi vengono ricondotti dalle famiglie non senza difficoltà[4].

Per saperne di più è possibile leggere l’articolo dedicato al lavoro minorile su Peace Reporter, al seguente indirizzo

È inoltre possibile consultare il sito dell’International Labour Organization (in lingua inglese), al seguente indirizzo

 Per ulteriori informazioni sulle attività di recupero organizzate dall’IOM consultare invece il seguente sito (in lingua inglese)



[1] Il Lago Volta è il più grande bacino artificiale del mondo. Sulle sponde del lago sono presenti piccoli centri abitati e molti villaggi, ove un si sviluppa un'attiva industria della pesca. Purtroppo, a causa di diversi fattori, come per esempio la mancanza di fondi e la scarsa organizzazione, la popolazione di questi villaggi vive molto al di sotto del livello di povertà.

 

Per un approfondimento è possibile consultare il rapporto dell’ International Labour Organization, IPEC  SIMPOC, 2006 all’indirizzo

[3] Quando i bambini vengono ritrovati sono in condizioni disperate fisiche e psicologiche: sono denutriti, spesso il loro corpo è pieno di lividi e fratture, frutto dei maltrattamenti subiti,  sono sfiniti per le intere giornate passate a pescare per i propri padroni. Quelli che sopravvivono alla fame e alle botte soffrono di forti problemi psicologici e psicosomatici.

[4] Accade infatti sovente che molti bambini nutrano rabbia e impotenza nei confronti della famiglia, oppure spesso sono le madri a non volere i figli a casa vista l’impossibilità di mantenerli. In questo caso il programma prevede di dare del denaro alla famiglia per mantenere il bambino o la bambina per due anni, con l’obbligo di mandarli a scuola. Gli anziani e i capo villaggio sono stati coinvolti nel programma con la funzione di mediatori con i pescatori che hanno comprato i bambini poiché, in cambio del rilascio dei piccoli, il programma prevede per i pescatori una formazione professionale nelle tecniche di pesca e microcrediti per avviare anche altre attività economiche.

 

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