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Situazione politica

Paesi di Origine - Turchia

La Turchia è una repubblica parlamentare laica. Il primo ministro è a capo del governo e, assieme alla Grande Assemblea Nazionale, esercita anche il potere legislativo. Il presidente, eletto dall’Assemblea ogni sette anni, ha poteri di rappresentanza, ma anche un diritto di veto su tutte le leggi e dalla sua firma dipende la nomina di tutti gli ufficiali governativi. Il popolo determina la composizione dell’Assemblea con elezioni che si svolgono ogni 5 anni. Per ottenere seggi un partito deve ottenere almeno il 10% dei voti: la soglia, introdotta dal governo militare dopo il colpo di stato del 1980, è ora criticata da alcuni osservatori perché si ritiene garantisca al partito vincitore un premio di maggioranza troppo alto, creando così una “crisi di rappresentanza”. Nelle elezioni del 2002 il “Partito della giustizia e dello sviluppo” (AKP) ottenne infatti il 34% delle preferenze e si ritrovò con quasi due terzi dei seggi dell’Assemblea.

L’attuale primo ministro, Recep Tayyip Erdogan, è un islamico moderato che nel 1998 fu anche imprigionato per aver recitato in pubblico una poesia proibita, con l'accusa di “incitamento all’odio religioso”. Il trionfo nelle elezioni del 2002, sull’onda degli scarsi risultati ottenuti dal governo precedente, si è tramutato poi un vasto consenso popolare per l’ex sindaco di Istanbul, considerato un politico vicino alla gente e capace di gestire la cosa pubblica con efficienza. Pro-europeista, il governo Erdogan ha intrapreso una serie di riforme per avvicinare la Turchia all’UE, guadagnandosi l’appoggio della comunità internazionale.

Alle ultime elezioni, anticipate al 22 luglio 2007, l’AKP ha trionfato con il 46,6% dei voti e in Parlamento controlla ora 341 seggi su 550. La situazione politica negli ultimi mesi è stata un susseguirsi di colpi di scena. Nell’aprile 2007, quando l’Assemblea avrebbe dovuto eleggere il successore del presidente Sezer, l’AKP ha candidato il ministro degli esteri Abdullah Gul, la cui elezione appariva scontata. L’establishment laico del paese, rappresentato dall’opposizione, la magistratura e le forze armate, ha però preso posizione contro l’eventualità che la presidenza della Repubblica finisse in mano a un islamico. Il CHP, principale partito di opposizione, ha boicottato la seduta di voto facendo poi ricorso alla Corte Costituzionale, chiedendo l’annullamento delle elezioni con la motivazione che in aula mancava il numero legale. La Corte ha dato ragione al CHP, e a quel punto il premier Erdogan ha indetto elezioni anticipate. Dopo il trionfo del 22 luglio, l'AKP ha candidato nuovamente Gul, che ha vinto le elezioni.

Ulteriori approfondimenti e notizie di attualità sul contesto politico turco sono disponibili (in lingua francese) nell'archivio di Le Monde Diplomatique, al seguente indirizzo 

 

 

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