Vulnerabilità e resilienza Orientamenti generali

Orientamenti generali - Vulnerabilità e resilienza

L’approccio al tema della vulnerabilità e della resilienza, in relazione alle persone richiedenti asilo, verrà considerato in una prospettiva dinamica e multidisciplinare.

In questa prospettiva il concetto di benessere psicosociale si connette con  la definizione di salute proposta dalla Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità come “uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.

In una prospettiva dinamica pensiamo alla soggettività  come continuamente in relazione a tre spazi: l’intrasoggettivo (cioè la dinamica intrapsichica delle relazioni oggettuali interne); quello inter-soggettivo (cioè la dinamica delle relazioni con l’altro attuale e presente) e quello trans-soggettivo ( cioè la dinamica  in relazione all’ambito sociale condiviso, all’appartenenza sociale e culturale, alla relazione con l’ istituzioni, le leggi, le abitudini..).

Nella prospettiva multidisciplinare consideriamo diverse istanze che attengono all’esperienza della persona richiedente asilo e che contribuiscono al benessere psicosociale: le istanze relative allo status giuridico, alle possibilità socioeconomiche, alle condizioni di accoglienza, alle possibilità di una progettualità, al rispetto dell’appartenenza culturale.

Nel pensare quindi al concetto di benessere psicosociale, al concetto  di vulnerabilità e al concetto di resilienza, pensiamo ad una persona la cui esperienza soggettiva si costruisce in relazione con se stesso, con gli altri e con il contesto. 


“..La psicologia sociale ha in mente un soggetto che si costituisce attraverso le relazioni che lo determinano, essendo la risultante delle interazioni tra individui, gruppi sociali e realtà comunitarie. Un soggetto fornito di schemi referenziali di valenza culturale che lo orientano nel percepire, assegnare valore, organizzare e sentire la realtà che lo circonda; che possiede schemi di azione che gli permettono di operare nel mondo e affrontare le sue problematiche (…) La visione specifica della psicologia sociale è quella dell’individuo nel contesto, e del cambiamento come di un processo che esalta la reciproca influenza di questi due fattori (…) Visione e metodologia psicosociale ci costringono perciò a ragionare costantemente in interazioni tra realtà che sono individuali, gruppali, organizzativo/istituzionali e comunitarie” 
(Fenoglio M.T., Psicologi di Frontiera, Ed Psicologi per i Popoli 2005, pag.255)


In quest’ottica ci siamo chiesti come contribuire al rafforzamento e alla sistematizzazione delle competenze/conoscenze degli operatori dei CARA e dei servizi socio-sanitari territorialmente competenti, al fine di consentire un più efficace riconoscimento e una più adeguata presa in carico di richiedenti asilo particolarmente vulnerabili.

In riferimento all’obiettivo generale del progetto il nostro accento si pone sui seguenti soggetti: utenti, operatori, istituzioni.

A tal proposito, diviene necessario comprendere quali sono le reciproche rappresentazioni e, sulla base di queste, quali le relazioni che si costruiscono all’interno del contesto tra utenti, operatori, istituzioni. In questa triade, nello specifico del Progetto Contextus, si inseriscono anche i formatori.
Il concetto di vulnerabilità, polo negativo di una diade, può essere utilmente affiancato\pensato in continuità con quello di resilienza per facilitare una trasformazione.

L’utente spesso identificato come “vittima” innanzitutto è un “individuo”, portatore non solo di “vulnus” ma anche di risorse, utilizzate/utilizzabili solo se riconosciute, anche in termini di coping.

Più che di vittima è appropriato parlare di un individuo alle prese con il percorso personale di sviluppo di cui la migrazione, indipendentemente dal suo esito, è parte. Riconoscere questa dimensione di realtà,  porta a modificare le relazioni fra gli attori e a svincolarli dalla cristallizzazione di dinamiche circolari che si automantengono. Una persona non é in grado di costruire un suo psichismo se non ha coscienza di essere iniziatore delle proprie azioni autoefficaci, dalla nascita fino alla morte.

In tal senso, la resilienza può essere intesa anche come recupero di questa auto-efficacia. Sono da valutare le motivazioni che impediscono il passaggio dal “mito” della vittima alla “realtà” empirica dell’individuo, questa dimensione di realtà e specificità è propria di ciascuno degli attori: utente, operatore, istituzione. Un’analisi delle motivazioni di ciascun attore (nel momento in cui il ruolo è modificabile) può chiarire dove agire per operare una trasformazione.

Fanno pericolosamente parte delle rigide dinamiche circolari sopra menzionate quelle che legano gli attori sociali al “triangolo della violenza” che perpetra nelle persone la violenza istituzionale di cui i richiedenti asilo sono stati vittime.

Una particolare attenzione deve essere posta, anche da parte dei formatori, nel non entrare in ruoli e triangolazioni che ripropongono la triade vittima- carnefice – salvatore.
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